Paternity #7 – La famiglia ai tempi del freelance

Da qualche notte dorme nel suo letto e dorme tutta la notte.

E comincio da questa conquista per raccontare in breve questi ultimi mesi.

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Lei è tornata a lavorare e ci siamo dovuti adattare al fatto di non poter più stare tutti insieme h24. Era così, era stato così per mesi, e mi piaceva tanto.

Ma bisogna pur vivere la realtà e la realtà vuole che Lei passi delle ore fuori e noi ci arrangiamo.

Essere un libero professionista come me è un grosso vantaggio, sto io con mia figlia, la vedo crescere, mangiarsi il suo primo biscotto, fare ciao con la manina, cadere e rialzarsi perchè di gattonare non ne vuole sapere, ma preferisce strisciare come un soldato in trincea pronta a distruggere tutto quello che trova sul suo cammino. Si sporca con me, mangiando. Lei si ostina a prepararci il bavaglinomangiatoia (avete presente?) e noi continuiamo a ignorarlo. Ci piace mangiare con le mani, con il naso, con i capelli. Mini si addormenta con la mia musica, si incanta con gli assoli di batteria e balla, balla, balla costantemente.

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In fondo è mezza etiope. Avete presente? Quella storia della musica nel sangue.

Ma non divaghiamo…

Lavorare in casa è la mia realtà, non ne conosco altre e mi ritrovo a pensare a tutti i papà che la mattina salutano la loro famiglia e tornano la sera e magari i figli sono già a letto e poi ricominciano. E ci sono il fine settimana, e hanno solo quel tempo per capire, ascoltare, annusare i loro figli. Che poi è un attimo e non sai chi sono. Mini era la sdentata fino a qualche settimana fa e ora ne ha già due e non sarà più come prima. Mi ritrovo a pensare a come sarebbe per me se improvvisamente non avessi tutto questo tempo da dedicarle. Se il mio tempo con lei fosse scandito da riunioni, impegni e tuttodicorsachepapàdeveandare. Se non potessi vederla svegliare, se non le potessi preparare la pappa, vederla mentre si organizza per combinarne una delle sue.

Bisogna pur viverli i propri figli.

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Avere il tempo di poltrire a letto insieme, di andare al parco. Comprare il pesce nel nostro posto preferito, farci coccolare da tutte le signore del quartiere che non perdono mai un occasione per complimentarsi e noi siamo vanitosi. Le nostre commesse preferite della Pam. I nostri video su yotube e i nostri tutorial.

Non lavarci e metterci i calzini spaiati. Tanto mamma non vede e a noi piace cosi.

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Portare le camicie a fare l’orlo da Maria, la sarta sotto casa, che ha le foto del figlio su tutta la parete del negozio e chissà se vive con lei o è ancora in Cina.

Sono un privilegiato perchè posso lavorare tenendo mia figlia in braccio.

Sono un privilegiato perchè posso fare il padre come lo desidero.

Perchè bisogna pur viverli i figli.

Perchè ho avuto bisogno di vivermela in questi mesi per poterla raccontare oggi.

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www.lennypellico.com

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Giulia 10:34 Dicembre 21, 2016 Rispondi
Che lusso Lenny. ma non solo un lusso pratico, ma anche Mentale! lo sai, qua al nord e' piu' comune sentire Papas/Papa'/Babbi, insomma figure maschili, che prendono la paternita' in maniera cosi' naturale.. ma piu' ascolto (generici) commenti dei connazionali e vedo (la media) della realta' italiana, mi rendo conto che i ruoli familiari sono ancora divisi per cliche' piu' che per organizzazione e scelta. E Beppe ci rimane male perche' e' raro vedere foto di babboni che prendono cura dei piccoli, e' raro leggere commenti di padri nei forum di organizzazione familiare e gestione dei minis. Anyway, si sta cambiando e piano piano in Meglio :) Grazie del post! e ancora complimenti a voi per aver creato la piccolina :)